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PECHINO _ “Sono contenta, stanca, ma contenta. Mi dispiacere solo aver
sbagliato il secondo salto, perché sarei anche potuta arrivare al quinto
posto, ma tutto sommato non posso lamentarmi. Era la mia prima
partecipazione alle Olimpiadi e credo di averla onorata nel migliore dei
modi”.
E’ felice Carlotta Giovannini. E’ felice per un sesto posto che la pone
al primo posto nella storia della ginnastica artistica in rosa, visto che
nessuno prima di lei era arrivata così in alto. E’ felice perché, viste
le prestazioni delle avversarie, il podio non sarebbe potuto arrivare. Solo
la brasiliana Barbosa aveva i valori di partenza di entrambi i salti
inferiori a quelli della azzurra, quindi è andata anche meglio di quanto
si potesse pensare. La conferma del sesto posto ottenuto in qualifica (con
Kaslin al posto della Pavlova, che ha pasticciato sul secondo salto) è la
dimostrazione dell’attuale valore di Carlotta, che ha i mezzi per salire
ancora. “Una finale olimpica ti toglie il fiato _ riprende Carlotta _, la
tensione all’inizio era enorme, perché ti rendi conto dell’importanza
della posta in palio, ma anche del fatto che in pedana ci siano tutte le
migliori al mondo. Sapere che solo cinque ginnaste mi sono arrivate davanti
non può che spingermi a fare ancora meglio. E già penso agli europei di
Milano, dove Chusovitina e Kaslin voglio mettermele alle spalle. L’oro
della Hong? Strameritato! E’ fortissima, ero sicura avrebbe vinto, come
ero sicura che la Cheng poteva sbagliare il secondo salto, mentre Oksana ha
dimostrato che l’esperienza a questi livelli conta parecchio”.
Il rammarico di vedere la Chusovitina sul podio potrebbe esserci, ma non se
si guardano i valori di partenza, visto che la tedesca ha ‘alzato’
anche il secondo salto rispetto a Clermont-Ferrand. “Sicuramente
l’infortunio degli assoluti ad Arezzo è arrivato nel momento sbagliato,
perché per presentare due salti nuovi li avrei dovuti realizzare al meglio
prima di partire per Pechino”.
Ma raccontiamola questa intensa finale al volteggio, seconda gara in
programma dopo la finale al corpo libera vinta dal cinese Zou Kai. Alle
18.48 (12.48 italiane), le otto migliori volteggiatrici del pianeta fanno
il loro ingresso nel National Indoor Stadium, un’arena da 18mila posto
che da’ i brividi. Il compito di rompere il ghiaccio spetta alla
statunitense Alicia Sacramone, reduce dai pasticci della finale a squadre.
Il primo balzo è ottimo, il secondo è buono e la media (15.537) fa già
capire che per vincere serviranno grandi performance. Subito dopo arriva
l’idolo di casa, la Cheng Fei. Al grido di “Forza Cina”, la Fei vola
e piazza un 16.075 mai superato in seguito. La beffa, però, è dietro
l’angolo: la caduta nel secondo esercizio le permette di scavalcare la
Sacramone ma non la mette al sicuro da sorprese. Poi alla Kaslin, che
ottiene un ottimo 15.050, di poco inferiore alla prestazione di Carlotta in
qualifica. Quarta parte la russa Pavlova: il due e mezzo indietro è
validissimo, ma il secondo salto non le viene riconosciuto (“perché
uguale al primo”, ci spiegherà Carlotta alla fine) e l’ultimo posto è
già una sentenza. Prende coraggio anche la Chusovitina: dall’alto della
sua quinta partecipazione alle Olimpiadi la trentatrenne ex uzbeka sfodera
una prestazione tutta classe e precisione. Il 15.575 vale l’oro, a patto
che la coreana Hong non arrivi in piedi. Bastano pochi minuti per capire la
qualità di questa finale al volteggio. La Hong, infatti, non trema e
stampa un 15.550 nel primo salto e un 15.750 nel secondo, con i
coefficienti più alti (come la Cheng). Il metallo più pregiato finisce
nel collo della funambolica asiatica, che non ha nemmeno dovuto ricorrere
al triplo avvitamento, provato fino a pochi minuti prima. La ginnastica è
matematica applicata allo sport e, calcolatrice alla mano, si capisce che
nemmeno un miracolo può portare Carlotta sul podio. Lo sa anche la
Barbosa, che pasticcia nel secondo salto. Il finale è tutto per
l’imolese (numero 363), che sfoggia un body azzurro e bianco tempestato
di swarovski, che compongono il suo nome in caratteri cinesi. I salti sono
gli stessi della qualifica, ma è l’esecuzione che cambia. Nel primo (ore
19.21), Carlotta mette un piede fuori, nel secondo appoggia a terra un
ginocchio e il sesto posto è lo specchio esatto della gara. “Purtroppo
dopo la qualificazione il secondo salto mi sarà venuto bene solo un paio
di volte _ ammette ‘Otta’ _, e il fatto di partire per ultima,
paradossalmente, ha pesato. Avendo visto i punteggi sapevo che, al massimo,
sarei arrivata quinta e questo fatto mi ha tolto un po’ di
concentrazione. In qualifica ho saltato molto meglio ma, tutto sommato, è
stato meglio così perché raggiungere questa finale è stato comunque un
fatto storico per la ginnastica. Non bisogna dimenticare che ho ottenuto il
miglior piazzamento di sempre, quindi posso essere soddisfatta. E’ logico
che quando si arriva fino a qui si pensi al massimo, ma so essere realista.
Ora, però, non mi fermerò di certo, ho già parlato sia con il dt Casella
sia con Giacomo (Zuffa), perché dobbiamo programmare al meglio i prossimi
appuntamenti”.
La prima esperienza olimpica è stata quindi ampiamente positiva e la
diciottenne imolese ne esce con un bagaglio di esperienza in più e la
voglia di tornare presto a stupire. Con la forza che arriva anche dalla
valanga di complimenti e riconoscimenti che le sono piovuti addosso subito
dopo la gara. La prima telefonata è però quello di Carlotta alla mamma
Giuditta, che ha seguito col cuore in gola la gara da casa con la sorellina
Eva, la zia Rita e le cugine Benedetta e Camilla. A seguire è stato invece
il tecnico Giacomo Zuffa a complimentarsi con la ‘sua’ allieva:“Brava, sei sesta al mondo nonostante le condizioni generali non fossero
ideali. Ora dobbiamo continuare per raggiungere il tuo massimo
risultato…”. Carlotta annuisce, consapevole. Ma ecco i suoi fan
pechinesi, il papà Gianluca, il fratello Pierfrancesco e lo zio Giuseppe
(oltre a chi scrive). All’esterno del palasport, proprio come dopo le
qualificazioni, ci sono baci, abbracci e foto a raffica. Per immortalare un
momento magico, di quelli che solo le Olimpiadi possono regalare. Ma ecco
la telefonata del sindaco Daniele Manca, che vuole personalmente
complimentarsi con la sua fenomenale concittadina. E Carlotta dimostra di
gradire, mentre gli sms arrivano a valanga. Amici, tifosi, ma anche gli
sponsor e tutti quelli che hanno accompagnato Carlotta in questa fantastica
avventura.
Ora Carlotta trascorrerà, assieme alle sue compagne, che oggi hanno tifato
sugli spalti, alcuni giorni a Pechino, e dintorni. Un modo per conoscere
una terra che le resterà per sempre nel cuore. Il ritorno in Italia è
fissato, invece, per domenica 24, alle ore 8. Intanto, però, è giusto
tributare un grande applauso a Carlotta Giovannini, sicuri che Bejing 2008
sarà solo un punto di partenza!
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